SPEDIZIONI e TREKKING

Collaborazione fra CAI e DAV Montecchio Maggiore / Passau (Germania)

L’incontro con i gemelli del DAV della sezione di Passau al Passo Pordoi
L’anno scorso, la nostra sezione ha invitato la sezione gemella del DAV di Passau per un incontro con due gite in compagnia al Passo Pordoi. I Passavesi sono subito stati entusiasti dell’idea e il fine settimana del 2 e 3 settembre 2017 si è fatto l’incontro al Rifugio Bruno Crepaz al Passo Pordoi. I tedeschi sono arrivati già venerdì pomeriggio al passo sotto una pioggia battente: 11 ragazzi fra 12 e 16 anni, 3 accompagnatori Alpinismo Giovanile e 6 escursionisti fra cui anche il presidente della sezione di Passau del DAV, Prof. Dr. Walter Schweitzer. I due soci, Ruggero e Almuth Zanini, sono andati a riceverli e lo stesso pomeriggio sono andati con loro al Sacrario Militare Germanico per i caduti della Prima e Seconda Guerra Mondiale al Pordoi. Il grande gruppo degli escursionisti di circa 30 persone della sezione del CAI di Montecchio Maggiore ha potuto partire solamente sabato mattina presto. Come l’anno precedente alla nostra visita al loro rifugio Passauer Hütte, il meteo non ci ha permesso di svolgere tutto il programma gite previsto. Sabato mattina la pioggia notturna e mattutina ci ha fatto cambiare meta: così invece di salire al Piz Boè ci siamo incontrati ad Alba di Canazei con il primo incontro personale fra i presidenti delle due sezioni per camminare insieme su per la Val Contrin fino all’omonimo rifugio. Per le ore della gita il tempo ci è stato favorevole e abbiamo potuto arrivare al rifugio Contrin e fare ritorno ad Alba senza prendere pioggia e anche vedendo qualche raggio di sole. Anche se ci sono sempre delle difficoltà linguistiche, camminando in ambienti di montagna ci si capisce lo stesso. È l’amore per la montagna e per la natura che ci unisce. Appena tornati e arrivati ai relativi mezzi ad Alba è cominciato però il diluvio che man mano che siamo saliti di quota in pullman o nei pullmini al nostro rifugio al Passo Pordoi si è trasformato prima in neve mista di pioggia e grossi fiocchi di neve poi. Incredibile guardare fuori della finestra e vedere una neve sempre più fitta che ha poi anche attecchito sulla strada e ha reso necessario il lavoro degli spazzaneve. Noi 50 siamo stati comodi e caldi al rifugio mentre fuori per tutta la sera c’era la bufera di neve! Durante la serata, i presidenti delle due sezioni, Giovanni Beato e Prof. Dr. Walter Schweitzer, e il vicepresidente del CAI Veneto, Renato Frigo, hanno finalmente potuto parlare fra di loro scambiandosi esperienze e programmando attività comuni per il futuro. A tutti i tedeschi presenti è stata regalata la maglietta blu del CAI, inoltre al Prof. Dr. Walter Schweitzer il nostro nuovo gilet blu. Tutti gli ospiti, adulti e ragazzi, sono stati entusiasti dell’omaggio e l’hanno molto apprezzato. Il Prof. Dr. Schweitzer nel suo breve discorso di ringraziamento ha sottolineato la sua soddisfazione per la sempre più stretta collaborazione fra le due sezioni. Nell’ambito del gemellaggio delle due città di Passau e di Montecchio Maggiore la nostra collaborazione si colloca fra i contatti fra associazioni che sono essenziali per tenere in vita e per dare una base concreta al gemellaggio che nel 2018 festeggerà i suoi 15 anni. Ma si colloca anche a livello più ampio come intesa fra le regioni della Baviera e del Veneto, fra i paesi della Germania e dell’Italia per una vita di reciproca comprensione e di mutuo arricchimento all’interno dell’Europa, uniti dalla comune passione per la montagna. Per l’anno 2018 i Passavesi hanno richiesto la nostra assistenza per l’organizzazione di un soggiorno di 5 giorni di un gruppo di 9 persone dei Seniores di Passau nella nostra zona con varie gite. La proposta nostra è di associarsi a qualche gita della 20° settimana Nazionale dell’Escursionismo in programma dall’1 al 9 settembre nella zona delle Piccole Dolomiti, Prealpi Vicentine. Per 2019 i Passavesi ci invitano invece a un incontro di fine settimana nel loro secondo e più grande rifugio la “Schmidt-Zabierow-Hütte”. Questo rifugio che porta il nome del co-fondatore [1875] e 1° presidente della loro sezione: il barone Josef von Schmidt-Zabierow e si trova a quota 1966 m in Austria sempre nelle montagne Salisburghesi. A quel rifugio c’è possibilità di fare ferrate (una palestra di ferrate e un ponte tibetano di 40 m si trovano solamente a pochi minuti dal rifugio), arrampicate di varie difficoltà e delle belle vette con e senza arrampicata a 2 -2,5 ore ­­dal rifugio.
Al passo Pordoi, nella tarda serata di sabato ha smesso di nevicare e la domenica mattina i nostri capigita Giovanni e Renato hanno deciso che si poteva fare lo stesso il Viel del Pan fino al Lago di Fedaia anche se era coperto da uno strato di circa 15-20 cm di neve. Un bell’ambiente invernale con sole ci ha ricevuto, stupende le viste verso Sella e Marmolada, Sassolungo e Sassopiatto nonché verso le varie valli: tutti ne sono stati entusiasti! Una volta arrivati al Lago Fedaia noi Montecchiani abbiamo offerto a tutti uno spuntino di fine gita con soppressa, formaggio, pan biscotto, bevande e dolce. I due autisti dei pullmini passavesi sono stati portati al Passo per recuperare i loro mezzi e una volta tornati ci siamo tutti salutati con molto affetto indirizzandoci gli uni verso nord a Passau e gli altri verso sud a Montecchio Maggiore e promettendo di rincontrarci presto.

L’incaricata per i rapporti tra le 2 sezioni
Almuth Zanini

Spedizione Perù 2017
Ricorrenze sempre molto importanti per la nostra Sezione (che festeggia quest’anno i 70 anni) e la nostra Scuola di Alpinismo che l’anno prossimo soffierà sulle 40 candeline.
La Scuola della Sezione ha voluto così festeggiare
queste ricorrenze con una spedizione- trekking in Perù, più precisamente sulla
Cordillera Blanca. La nostra permanenza di tre settimane in questi ambiti luoghi dell’America Latina è risultata molto proficua.
Siamo riusciti a salire le tre vette che ci eravamo prefissati, precisamente il Nevado Pisco (5752 m.), il Nevado Alpamayo (5947 m.) e per ultimo il Nevado Ischinca (5530 m.). Il percorso del trekking, con le relative salite alle tre vette, si è sviluppato interamente all’ interno del parco Nevado Huascaran, da dove si poteva ammirare la sua imponente parete nord. Proseguendo all’ interno di questo parco ci siamo diretti prima verso la bellissima Laguna 69 dalle acque cristalline, per arrivare poi a percorrere la Laguna Chinancocha (Lago della Donna) e quindi la Laguna Orconcocha (Lago dell’ Uomo).
Infine ci siamo incamminati lungo l’infinita valle di Santa Cruz, che ci ha condotti al cospetto del Nevado Alpamayo, vetta chiamata anche “El Nevado mas bello del mundo!” (la vetta più bella del mondo). Abbiamo raggiunto la vetta (12.08) percorrendo la “via dei francesi”. Il nostro sogno si era avverato! Concludendo possiamo ritenerci ampiamente soddisfatti ed appagati, le tre settimane trascorse in Cordillera Blanca sono state un successo ed il programma che ci eravamo prefissati è stato ampiamente rispettato.

Tutte le salite sono state dedicate ai nostri Amici che ora ci guardano dagli spazi infiniti!!
Ciao ad Andrea, Augusto, Tony, Natalino e Silvano.
Componenti gruppo:
Partecipanti: Mirco Scarso, Giovanni Caldonazzo, Claudio Meggiolaro, Federico Mazuccato, Matteo Maran, Daniele Pretto, Antonella Furano, Alessandro Marini, Orietta Bortoloso, Rachele Venato.

Un modo diverso di fare turismo SARDEGNA: IL SUPRAMONTE

Se un uomo non è disposto a rischiare per le proprie idee,
o le idee non valgono nulla, o non vale nulla l’uomo.

Siamo in molti a ritenere che il Supramonte, in Sardegna, sia la più bella zona del mondo. In un ambiente naturale ricco e vario di montagne, gole, torrenti, pareti, archi e pinnacoli di roccia, offre una vegetazione rigogliosa di foreste primarie di lecci, ginepri, fioriture di peonie e asfodeli, ginestre, oleandri. L’aria profuma di fiori e di erbe aromatiche, e il mare pulitissimo presenta tutte le gradazioni del blu mentre la costa strapiombante del Bue marino si apre in baie come Cala Luna, Cala Goloritzè, Cala Biriola ecc. Le tracce umane sono perfettamente inserite nell’ambiente, dai siti preistorici, nuraghi e insediamenti nuragici, cuili e insediamenti dei pastori. Il suo sottosuolo è favolosamente bello e vario, richissimo di grotte, voragini e caverne, molte attrezzate e visitabili dal pubblico, altre riservate agli speleologhi. Ne cito solo due: la Grotta del Fico, con la sua straordinaria formazione a vaschette attive degradanti e la grotta di Elighes Artas, un sogno di cristallo. Nel Supramonte non esistono divieti, limitazioni di accesso o di comportamento, diritti di privati. Continuerà ad essere libero e di tutti finchè noi e tutti coloro che lo frequentano, saremo rigorosamente attenti a rispettare l’ambiente, il territorio, la flora, la fauna ma anche le legittime aspettative della gente che lo abita e che lo ha fino ad oggi salvato dalle lusinghe delle “valorizzazioni” e dei facili guadagni e preservato intatto da ogni scempio.
Il primo percorso di trekking realizzato in Supramonte fu il “Selvaggio Blu” ma ora ne esistono altri, meno noti e più appaganti (Incanto di Sardegna – Gran traversata del Supramonte – Dal Gennargentu al mare, Trekking delle sette cale ecc). Non vi esiste segnaletica, le carte sono inattendibili e i nomi quasi sempre sbagliati, ma ciò unisce alla bellezza dei luoghi, il fascino della ricerca e della scoperta. Sta nascendo un nuovo modo di fare turismo, che rifiuta i segni bianco/rossi ogni 5 metri e i tracciati con il GPS e obbliga invece ad osservare con estrema attenzione l’ambiente ed interpretarlo alla ricerca della propria meta, della sorgente d’acqua, del passaggio obbligato, del riparo dove dormire, della via del ritorno.
Un turismo che calza perfettamente con le motivazioni ed i valori più importanti per i quali è sorto e si è sviluppato il CAI.
Franco Brunello

Trekking NEPAL 2017 DEDICATO AD UN AMICO
Con questo titolo abbiamo esordito nell’autunno del 2016 alla presentazione del trekking in ricordo dell’amico Silvano Sella.
Nella prima parte abbiamo seguito l’itinerario classico che porta fino al campo base dell’Everest frequentato da molti trekkers che in circa 12 giorni completano questo percorso. A noi è servito per iniziare l’acclimatamento alla quota salendo cime lungo il percorso sempre superiori ai 5500 metri.
Dal Kala Patther a 5600 metri abbiamo ammirato l’Everest in tutta la sua maestosità, il Lhotse, il Pumo Ri; poi scendendo verso Lobuche siamo andati a visitare la Piramide del CNR e parlato con il responsabile. Da questo momento il percorso del trekking si fa impegnativo. Il 28 ottobre partendo al mattino presto, siamo saliti al passo Kongma La, dove è stata posata la targa in ricordo di Silvano. Iniziata la discesa verso Chukhung è cominciato a nevicare. Questo evento ha aumentato le difficoltà rallentandoci e facendoci arrivare al lodge grazie alla luce delle pile frontali. È stato l’ultima tappa in lodge, poi per 7 giorni, con temperature notturne che oscillavano da -15 a -25 al Campo Alto del Mera Peak, la tenda è stata il nostro dormitorio.
Abbiamo dovuto superare il passo dell’Ambulapcha La a 5845 m. arrampicando con i ramponi sul tratto finale di roccia e ghiaccio pari a un 3° grado, aiutandoci con una corda fissa che abbiamo attrezzato. In discesa ci siamo calati superando seracchi e pareti, anche qui con l’aiuto di corde fisse posate da noi.
Gran parte della discesa è stata effettuata alla luce delle pile frontali perché nel pomeriggio abbiamo dovuto aspettare che un gruppo terminasse la salita e ci lasciasse libera la via di discesa arrivando così al campo alle ore 21,40 e aspettando fino alle 24 che i portatori recuperassero le ultime sacche che erano scivolate lungo la parete.
Per alcuni giorni abbiamo camminato all’interno del Makalù – Barun National Park fino al Campo base del Mera Peak 5350 m. che abbiamo raggiunto sotto una copiosa nevicata.
Il giorno seguente ci siamo trasferiti al Campo Alto a 5800 m.
Il 6 novembre alle 2 del mattino dopo una serata insonne non per l’emozione, ma per il forte vento che sferzava le tende, siamo partiti per la vetta di 6476 m. che abbiamo raggiunto alle ore 07,45 in 6 soci. Abbracci e un po’ di emozione ripagata con una vista spettacolare su 5 cime di 8000 metri: Everest e Lhotse a nord, Kanchenjunga e Makalù ad est e Cho Oyu a ovest foto e foto di rito. Soddisfatti e felici siamo rientrati al Campo Alto. Da qui tutto il gruppo è sceso a Khare Camp riassapororando il dormire in un lodge. Negli ultimi giorni di trekking, il gruppo ha percorso 3 tappe in 2 giorni con dislivelli non indifferenti anche su neve e ghiaccio per arrivare a Lukla e poi a Kathmandù un giorno prima, rinunciando tutti ad un giorno di riposo. Percorso impegnativo soprattutto nella seconda parte.

Componenti gruppo:
Beato Giovanni – Bedin Geremia – Brunello Franco – Campanaro Luciano – Faggionato Loretta – Fracasso Roberto – Fratta Fiorenzo –
Lazzaris Roberto – Lovato Rosetta – Menti Damiano – Nicetto Claudio – Riolfi Bruno – Roncari Sergio